La poesia del mito nell’opera di Pavese, di Vittorio Campanella e Gabriella Macucci (da “IL PONTE”, 31-1-1967)

Per gentile concessione di Gabriella Macucci, possiamo rileggere un saggio su Pavese pubblicato alcuni decenni fa e difficilmente reperibile.

 

La poesia del mito nell’opera di Pavese (Macucci-Campanella, 1967)

 

Pavese al mare

 

 

 

La polvere di Jack Kerouac

2016.04.20 (POLVERE-Ravasi-Kerouac)-2

 

Il Dottore della Chiesa Cattolica Gianfranco Ravasi ha tutta l’intelligenza per comprendere che l’eternità di Kerouac ha ben poco in comune con la “risurrezione della carne” dopo questo mondo. Il Signore ringraziato da Kerouac è il Signore delle vie polverose del mondo, da percorrere con tutto il dolore, l’anima, i nervi e l’ebbrezza dei piedi danzanti. Solamente in questo andare gioioso-doloroso-polveroso l’anima beat sperimenta il battito dell’eternità, la “luce zodiacale” e la “cipria interstellare” dell’astrofisica (Piero Bianucci). Il Signore di Kerouac è sincretico, panteista, psichedelico, e certamente irriducibile a qualsiasi confessione religiosa che presupponga un mondo altro e metafisico, dove si risorge senza più nascere e morire. La carne “eterna” di Kerouac è il corpo-spirito che risorge e “muore” ogni giorno, mosso dal desiderio anarchico di respirare, andare, gioire, amare, cantare, vedere, suonare, toccare… Senza più credere esclusivamente a Dottrine tramandate dai Padri (o, peggio, da Padroni, Padrini & Company).

(MDP, 20.04.2016)

 

IL VIRUS DELLE “FEDI” TOTALITARIE E LA “FEDELTÀ ALLA TERRA”

CorriereDS1 (21-2-15).A

CorriereDS2 (21-2-15).B

IL- Mensile Sole24Ore 3 (marzo 2015)

Il signor Ibrahim ABOULEISH incrina profondamente il nostro scetticismo riguardo al cosiddetto “islamismo moderato” e, addirittura, rende credibile e umanissimo il Profeta nel suo invito ad affidarsi alla terra, la madre che non ci abbandona alla “fine del mondo”. Qui Maometto (grazie ad Abouleish) può incontrare Nietzsche (“Siate fedeli alla terra!”), al di là dei continenti lontanissimi delle rispettive “visioni della vita”. In questo momento storico, così gravido di idiozie apocalittiche e violenze “divine”, individui sapienti, umili e gentili come Ibrahim Abouleish e Avijit Roy nutrono la nostra speranza che le costellazioni dei paesi arabi possano splendere, in futuro, come gli occhi di Sherazade e non come il Pianeta Nero puntato contro la Terra.

Scienza e Fede (per Elena Cattaneo)

2014-05-03 (Verità scientifiche...)

Non è necessario essere scienziati anticlericali per comprendere che articoli di fede quali “vita ultraterrena” e “giudizio di Dio” non hanno nessuna valenza scientifica, nessuna razionalità, nessuna evidenza. Basta un minimo di buon senso terrestre e una mente abituata a ragionare da sola.

Discipline scientifiche e confessioni religiose che presuppongono verità metafisiche non analizzabili, non sperimentabili, non criticabili, non relative, sono parallele che non possono incontrarsi (forse accade all’infinito …, ma certamente non nel nostro mondo finito). Scienziati e fedeli possono (devono) dialogare affrontandosi, fronte contro fronte, appunto, nel rispetto-ascolto reciproco, con la consapevolezza che le due linee, le parallele, i binari, servono per un unico scopo: far viaggiare il treno dell’umanità.

Assodato, dunque, che non ha senso parlare di “scienza teologica”, aggiungiamo che l’uomo non vive di sola scienza (come non vive di solo pane). L’uomo vive anche di grandi narrazioni, di forti emozioni, di interrogazioni abissali-irrazionali, di fantasie-utopie-ideologie, di preghiere struggenti e visioni poetiche, di spiriti e speranze… Tutto questo altro mondo, l’immensa e variegata sfera del sacro, è necessario come il sale per la minestra: la razionalità scientifica, senza il sale della sacralità, è una minestra scipita, indigesta.

Il male dov’è? Il male è la tendenza, tipicamente umana, all’assolutizzare le posizioni, disprezzando, dall’alto della propria Verità Inconfutabile, le altre verità (ritenute, al massimo, verità parziali). Per chi “crede” è facile cadere nella trappola dell’intolleranza (come accettare la verità laica, scientifica, per cui la mia presunta Verità Assoluta non è che una delle tante verità assolute, tutte degne di attenzione, tutte più o meno efficaci-accettabili , tutte più o meno sensate?). Chi non crede (alle Religioni dell’Assoluto, s’intende), pur essendo più attrezzato per difendersi dai razzismi religiosi, non è comunque immune dal pericolo puritano, dall’alienazione fondamentalista e persecutoria. Anche la Scienza può diventare una fede cieca, cinica, disumana (vedi gli “esperimenti scientifici” compiuti nei lager…)

L’oro in bocca: l’estate del silenzio e l’inverno dell’afasia. D’Annunzio e Kubrik.

Il silenzio è biologico, naturale. L’afasia è psicologica, umana.

La luce degli elementi naturali genera l’ebbrezza della parola poetica, l’oro liquido della gioia: la raccolta poetica ALCYONE, di Gabriele D’Annunzio.

 

La “luccicanza” di una mente stranita, alienata, è sprigionata dal cuore nero e ammutolito che non sa più parlare, articolare, giocare alla vita: il film SHINING, di Stanley Kubrik.

Per Ottavia De Luise.

La bramosia assassina, adulta, che colpisce i piccoli, i bambini, è della stessa natura di quel “peccato contro lo Spirito”, così grave, funesto, da far pronunciare a Cristo parole di condanna senza appello. Il peccato contro lo Spirito, “che non sarà perdonato né in questa vita, né nell’altra”, è la menzogna esercitata, consapevolmente, contro l’innocenza, la verità, la bellezza, la bontà, l’amore, la vita. Cristo afferma che è preferibile, rispetto alla sorte diabolica di coloro che scandalizzano i piccoli, “non essere mai nati“. Dunque anche per il Figlio di Dio esiste qualcosa di così orrendo da essere imperdonabile: scandalizzare, violentare, uccidere un bambino, equivale a sputare in faccia a Cristo, calunniarlo e consegnarlo ai carnefici. L’oscura, perversa libidine dei violenti che spasimano perché l’innocente sia profanato e annientato… Imperdonabile.

 

 

Si dice: la vita moderna, urbana, è essenzialmente violenta, nemica dei “piccoli mondi antichi”, della vita campestre, della semplicità rurale. Quest’idea è soltanto un luogo comune, e la triste vicenda della piccola Ottavia conferma la verità nuda: i microcosmi rurali erano (e sono) gravidi di ottusità, miserie spirituali, superstizioni, abusi, omertà, etc. Quante piccole anime sono state schiacciate tra un muretto a secco e una stradina polverosa, tra un paesino e l’altro, tra una masseria e un pozzo, tra una chiacchiera e l’altra? Se le campagne potessero parlare… Questa verità non vuole certo negare gli antichi valori della saggezza ruspante, contadina, all’aria aperta, e tuttavia la poesia campagnola non deve farci chiudere gli occhi e dimenticare Ottavia. “La donzelletta vien da la campagna…”. La donzelletta non tornò dalla campagna, e sparì “sulla via vecchia per Armento”.

Due pagine da ERA NOTTE A SUD, di Vittorino Curci.

http://lucianopagano.wordpress.com/2007/08/08/la-terra-senza-rimorsi/

La preghiera del corpo e la mistica della carne: un articolo di Ravasi G. e un libro di Hadjadj F.

La preghiera del corpo (Ravasi G., da IL SOLE24ORE, 3-1-2010)

(In copertina: Lucio Fontana, Attese, 1961)

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Tre cose sono troppo ardue per me,

e quattro non le capisco:

il cammino dell’aquila nel cielo,

il cammino del serpente sulla roccia,

il cammino della nave in mezzo al mare

e il cammino dell’uomo verso una ragazza.

(PROVERBI, 30, 18-19)

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http://michepassa52.wordpress.com/2013/06/12/tre-tavole-per-lucio-fontana-e-ugo-mulas/

Due novembre. Il cimitero allegro di Sapinta (Romania) e un fotogramma da “Alien”, di Ridley Scott (1979).

Cimitero di Sapinta

  Tutto questo è iniziato nel 1935 grazie all’opera di uno scultore locale. Ioan Stan Patras,  “creatorul cimitirului vesel”, ha scolpito e adornato queste croci fino al 1977, anno in cui è morto, dopo aver realizzato anche la sua lapide con tanto di autoritratto ed ironico epitaffio. L’ attività non è cessata con il suo creatore, ma è proseguita grazie al suo apprendista, Dumitru Pop, che continua a realizzare una decina di croci l’anno utilizzando gli stessi metodi tradizionali.

 http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=61151839f975de83

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Espulsione nello spazio della prima vittima di Alien, 2

 Espulsione nello spazio della prima vittima di Alien.

Non amo i nostri deprimenti, brutti, ingombranti cimiteri.

La bellezza di essere “seppelliti” nello spazio!

Kris Kelvin (Donatas Banionis) e l’oceano intelligente del pianeta SOLARIS (fotogrammi elaborati, tratti da SOLARIS, 1972, di Andrej Tarkovskij).

Un silenzio tra Calvino e Borges.

 

Dunque il silenzio può coincidere con una mente ed un corpo assolutamente presenti, vivi, reali. Un corpo in carne, ossa e… silenzio; la materia grigia di una mente che è lì, a due passi, e nello stesso tempo è lontanissima. Corpo pensante che non ha più bisogno di personificarsi per esserci. Si lascia in pace, lascia in pace, sparisce  per apparire. Una natura umana senza superfetazioni intellettuali.