ESTATI

Un’immagine che chiarisce, esattamente, l’idea dell’Essere come Abgrund -Abisso (sulla linea Nietzsche-Heidegger). Un abisso che non ha nulla di negativo ma è, semplicemente, l’abisso organico, acquatico, da cui noi stessi siamo emersi.

Ricordo un’estate di parecchi anni fa, in compagnia di amici su un pedalò, abbastanza al largo da percepire la profondità del mare dal colore blu cobalto della superficie… Respirai profondamente e mi tuffai a candela con un brivido di gioia-paura… Sapevo che sarei riemerso, bastava abbandonarsi: l’abisso marino è, essenzialmente, la nostra antica madre.

(23-6-2013)

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2014-08-12 (Un'estate... Augias)

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La mia bella sirena… Adieu

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Dell’IO metamorfico: due recensioni (Rimbaud e Ovidio) e una poesia di Franco Arminio.

2014-05-24 (Rimbaud-Angiuli)

Preme sottolineare che l’Io-Altro di Rimbaud preannuncia, più che l’inconscio freudiano, l’ignoto nicciano (“Cogito ergo Est”). L’inconscio freudiano sta all’ignoto nicciano come l’Io patologico sta all’Io dionisiaco. Rimbaud è un genio non per la giovinezza sregolata, folle, ma perché ha visto “nuovi cieli e nuova terra” di un essere uomini-individui oltrepassanti, non più schiavi di maschere-idoli-religioni-classi-ideologie-pregiudizi-accademie-bandiere-razze, etc. L’assoluta modernità di Rimbaud ci attende al varco, così come l’Oltreuomo di Nietzsche. Freud non poteva vedere tutto questo, poteva solo intravederlo-temerlo.

2014-07-19 (Sermonti-Ovidio)

Ecco: l’Io, nella metamorfosi, sperimenta la meravigliosa complessità e stranezza dell’Ignoto. Dunque nessuna forma, nemmeno “io”, è vera in quanto immutabile, ma è vera in quanto transeunte, Altro in fieri, volto morente-rinascente, essere differente.

Poesia Arminio 2012

“Quando sarò senza di me…” . Appunto: quando saremo senza più la maschera-immagine dell’io-persona che si fissa nello specchio-specchio-delle-mie-brame, allora attraverseremo lo specchio e diventeremo la possibilità degli impossibili, la risata sfigurante e anarchica di Alice.