La Notte… (Un disegno di Andrea Pazienza e una pagina di Guy De Maupassant)

Pazienza (da Campofame, 1987, dett.)

Andrea Pazienza, da CAMPOFAME, 1987, dett.

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La notte... (Maupassant)-1

La notte... (Maupassant)-2

Guy De Maupassant, Amo la notte con passione, trad. di Marcello Oro, Il Sole 24 ORE Ed., 2016.

La poesia del mito nell’opera di Pavese, di Vittorio Campanella e Gabriella Macucci (da “IL PONTE”, 31-1-1967)

Per gentile concessione di Gabriella Macucci, possiamo rileggere un saggio su Pavese pubblicato alcuni decenni fa e difficilmente reperibile.

 

La poesia del mito nell’opera di Pavese (Macucci-Campanella, 1967)

 

Pavese al mare

 

 

 

La polvere di Jack Kerouac

2016.04.20 (POLVERE-Ravasi-Kerouac)-2

 

Il Dottore della Chiesa Cattolica Gianfranco Ravasi ha tutta l’intelligenza per comprendere che l’eternità di Kerouac ha ben poco in comune con la “risurrezione della carne” dopo questo mondo. Il Signore ringraziato da Kerouac è il Signore delle vie polverose del mondo, da percorrere con tutto il dolore, l’anima, i nervi e l’ebbrezza dei piedi danzanti. Solamente in questo andare gioioso-doloroso-polveroso l’anima beat sperimenta il battito dell’eternità, la “luce zodiacale” e la “cipria interstellare” dell’astrofisica (Piero Bianucci). Il Signore di Kerouac è sincretico, panteista, psichedelico, e certamente irriducibile a qualsiasi confessione religiosa che presupponga un mondo altro e metafisico, dove si risorge senza più nascere e morire. La carne “eterna” di Kerouac è il corpo-spirito che risorge e “muore” ogni giorno, mosso dal desiderio anarchico di respirare, andare, gioire, amare, cantare, vedere, suonare, toccare… Senza più credere esclusivamente a Dottrine tramandate dai Padri (o, peggio, da Padroni, Padrini & Company).

(MDP, 20.04.2016)

 

L’entusiasmo e il terrore: una poesia di Bertold Brecht.

I mattatoi della Storia e delle storie possono “spingerci alla scrivania”, ma se non ci fossero, comunque, i volti belli, le vele allegre, i seni caldi delle ragazze, le rime del canto e l’entusiasmo per il melo in fiore, non avremmo la forza di scrivere un solo verso. Senza la felicità “astorica” della pura, naturale, “animale” vitalità, non saremmo capaci di indignarci, sperare, combattere, fare politica. Il dramma dei vari “realismi socialisti”: a furia di buttare via l’acqua sporca delle “classi dominanti”, hanno buttato via anche il bambino della vita. E quelli che non l’hanno fatto, sono stati sempre colpevolizzati o si sono sentiti in difetto rispetto al “sol dell’avvenir”. Se non ci fosse Cupido che, contro ogni evidenza terrorizzante, continua a scoccare le frecce del desiderio e le scintille di ogni amore possibile (e non si tratta soltanto di cuoricini), l’incubo stalinista (o nazista) sarebbe l’unica “utopia” realizzata.

 

Dell’IO metamorfico: due recensioni (Rimbaud e Ovidio) e una poesia di Franco Arminio.

2014-05-24 (Rimbaud-Angiuli)

Preme sottolineare che l’Io-Altro di Rimbaud preannuncia, più che l’inconscio freudiano, l’ignoto nicciano (“Cogito ergo Est”). L’inconscio freudiano sta all’ignoto nicciano come l’Io patologico sta all’Io dionisiaco. Rimbaud è un genio non per la giovinezza sregolata, folle, ma perché ha visto “nuovi cieli e nuova terra” di un essere uomini-individui oltrepassanti, non più schiavi di maschere-idoli-religioni-classi-ideologie-pregiudizi-accademie-bandiere-razze, etc. L’assoluta modernità di Rimbaud ci attende al varco, così come l’Oltreuomo di Nietzsche. Freud non poteva vedere tutto questo, poteva solo intravederlo-temerlo.

2014-07-19 (Sermonti-Ovidio)

Ecco: l’Io, nella metamorfosi, sperimenta la meravigliosa complessità e stranezza dell’Ignoto. Dunque nessuna forma, nemmeno “io”, è vera in quanto immutabile, ma è vera in quanto transeunte, Altro in fieri, volto morente-rinascente, essere differente.

Poesia Arminio 2012

“Quando sarò senza di me…” . Appunto: quando saremo senza più la maschera-immagine dell’io-persona che si fissa nello specchio-specchio-delle-mie-brame, allora attraverseremo lo specchio e diventeremo la possibilità degli impossibili, la risata sfigurante e anarchica di Alice.

L’oro in bocca: l’estate del silenzio e l’inverno dell’afasia. D’Annunzio e Kubrik.

Il silenzio è biologico, naturale. L’afasia è psicologica, umana.

La luce degli elementi naturali genera l’ebbrezza della parola poetica, l’oro liquido della gioia: la raccolta poetica ALCYONE, di Gabriele D’Annunzio.

 

La “luccicanza” di una mente stranita, alienata, è sprigionata dal cuore nero e ammutolito che non sa più parlare, articolare, giocare alla vita: il film SHINING, di Stanley Kubrik.