Scienza e Fede (per Elena Cattaneo)

2014-05-03 (Verità scientifiche...)

Non è necessario essere scienziati anticlericali per comprendere che articoli di fede quali “vita ultraterrena” e “giudizio di Dio” non hanno nessuna valenza scientifica, nessuna razionalità, nessuna evidenza. Basta un minimo di buon senso terrestre e una mente abituata a ragionare da sola.

Discipline scientifiche e confessioni religiose che presuppongono verità metafisiche non analizzabili, non sperimentabili, non criticabili, non relative, sono parallele che non possono incontrarsi (forse accade all’infinito …, ma certamente non nel nostro mondo finito). Scienziati e fedeli possono (devono) dialogare affrontandosi, fronte contro fronte, appunto, nel rispetto-ascolto reciproco, con la consapevolezza che le due linee, le parallele, i binari, servono per un unico scopo: far viaggiare il treno dell’umanità.

Assodato, dunque, che non ha senso parlare di “scienza teologica”, aggiungiamo che l’uomo non vive di sola scienza (come non vive di solo pane). L’uomo vive anche di grandi narrazioni, di forti emozioni, di interrogazioni abissali-irrazionali, di fantasie-utopie-ideologie, di preghiere struggenti e visioni poetiche, di spiriti e speranze… Tutto questo altro mondo, l’immensa e variegata sfera del sacro, è necessario come il sale per la minestra: la razionalità scientifica, senza il sale della sacralità, è una minestra scipita, indigesta.

Il male dov’è? Il male è la tendenza, tipicamente umana, all’assolutizzare le posizioni, disprezzando, dall’alto della propria Verità Inconfutabile, le altre verità (ritenute, al massimo, verità parziali). Per chi “crede” è facile cadere nella trappola dell’intolleranza (come accettare la verità laica, scientifica, per cui la mia presunta Verità Assoluta non è che una delle tante verità assolute, tutte degne di attenzione, tutte più o meno efficaci-accettabili , tutte più o meno sensate?). Chi non crede (alle Religioni dell’Assoluto, s’intende), pur essendo più attrezzato per difendersi dai razzismi religiosi, non è comunque immune dal pericolo puritano, dall’alienazione fondamentalista e persecutoria. Anche la Scienza può diventare una fede cieca, cinica, disumana (vedi gli “esperimenti scientifici” compiuti nei lager…)

La preghiera del corpo e la mistica della carne: un articolo di Ravasi G. e un libro di Hadjadj F.

La preghiera del corpo (Ravasi G., da IL SOLE24ORE, 3-1-2010)

(In copertina: Lucio Fontana, Attese, 1961)

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Tre cose sono troppo ardue per me,

e quattro non le capisco:

il cammino dell’aquila nel cielo,

il cammino del serpente sulla roccia,

il cammino della nave in mezzo al mare

e il cammino dell’uomo verso una ragazza.

(PROVERBI, 30, 18-19)

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http://michepassa52.wordpress.com/2013/06/12/tre-tavole-per-lucio-fontana-e-ugo-mulas/

Bolle: una poesia di Giulio Felisetti, classe 4 A, un autoritratto di Richard Heeks ed una segnalazione.

Essere leggeri, nell’aria, senza finalismi e presunte destinazioni. Svanire nei giochi e nelle geometrie del “nulla”. Un nulla bello come il pianeta dell’infanzia, dove tutto sorride perché tutto è sempre possibile, attuale, aperto, nascente, colorato, soffiato. Svanire per apparire ancora, e ancora apparire per svanire: nessun autoritratto può diventare il dio dell’immutabilità, ma semplicemente l’istante, il fotogramma di una vita che nasce e sta per finire, finisce e sta per nascere. Noi vogliamo durare eternamente, e dunque soffriamo… Basta togliere una “r”, la erre dell’errore delirante dell’onnipotenza, e il risultato è: soffiamo.

http://www.icsviazuara.org/poesiepremiate.htm

http://www.redbubble.com/people/rjheeks

Pier Paolo Pasolini e Roberto Saviano.

Pier Paolo Pasolini, profeta laico e voce nel deserto dell’ universo orrendo della mercificazione e dell’alienazione, negli ultimi anni della sua vita insisteva su quella che definiva “involuzione antropologica”, intesa come dramma epocale e globale. Involuzione che polverizzava valori, tradizioni, culture, comunità, e l’idea stessa dell’uomo come creatura sensata, intelligente, progettuale. Anche i giovani, da sempre suoi interlocutori privilegiati, gli apparivano ormai segnati irreversibilmente da una “bruttezza” che li rendeva cinici, avidi, prepotenti, pronti a sposare cause “politiche” devastanti e totalitarie (il suo ultimo film, Salò-Sade, è molto eloquente).

Era il solito intellettuale-poeta pessimista e decadente, la solita anima bella che vede tutto nero, anche quando persistono i colori della vita, della bellezza, della bontà e della verità? Molti suoi detrattori erano convinti (lo sono ancora) dell’inguaribile narcisismo catastrofista di Pasolini, ormai chiuso nella torre delle sue lugubri lamentazioni…

Trascorrono oltre trent’anni e appare un “romanzo” di un giovane scrittore, Roberto Saviano, che ha un titolo “apocalittico“: GOMORRA. Dove si narrano storie umane azzerrate dal degrado criminale  imperante, storie tendenzialmente e realmente di tutti, non più confinabili in ambiti regionali: casalesi, camorristi, mafiosi, corrotti… possono essere chiunque! Probabilmente Pasolini aveva ragione, aveva visto molto lontano… Altro che intellettuale estetizzante.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lettera-allitalia-infelice/2112228

Pasolini è stato ucciso. E Roberto Saviano non è più libero di farsi una passeggiata nella nostra (nostra?) cosiddetta Italia moderna, democratica e civile. Vergogna, vergogna per tutti noi!

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Siamo-tutti-casalesi/2042418&ref=hpsp

Un silenzio tra Calvino e Borges.

 

Dunque il silenzio può coincidere con una mente ed un corpo assolutamente presenti, vivi, reali. Un corpo in carne, ossa e… silenzio; la materia grigia di una mente che è lì, a due passi, e nello stesso tempo è lontanissima. Corpo pensante che non ha più bisogno di personificarsi per esserci. Si lascia in pace, lascia in pace, sparisce  per apparire. Una natura umana senza superfetazioni intellettuali.