Per e contro Louise Bourgeois.

Vale la pena trascorrere una vita intera per esibire le proprie menomazioni e coltivare narcisisticamente le proprie negazioni? Il lavoro “artistico” di Louise Bourgeois è essenzialmente frutto di un annientamento viscerale, borghese ed elitario, della vitalità e delle emozioni legate alla creatività, alla materia desiderante, allo stesso principio femminile. Perché proporre pubblicamente incubi e depressioni, elevandoli a esperienze estetiche ed eventi culturali? Quale giovamento può trarre colui che osserva un’opera di Bourgeois? Mostruosità, rigidità, tenebra, oggettualità sinistra, ermetismo sterile… C’è da chiedersi di che natura fosse il socialismo e il femminismo della madre, per aver prodotto una reazione così feroce, autodistruttiva e, nello stesso tempo, così presuntuosa (essere artisti!). Qualcuno potrebbe obiettare che gran parte dell’arte occidentale, tra Ottocento e Novecento, è attraversamento di universi negativi, drammatici. Certo, solo che non tutti gli attraversamenti sono simili: Louise Bourgeois non ha attraversato, si è bloccata, si è chiusa nella stanza dei dolori irrisolti, facendoli diventare balocchi anaffettivi, complementi d’arredo, oggetti devitalizzati. Cosa ha a che fare, tutto quest’armamentario luttuoso e mortificante, con la femminilità?

 

http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2010/07/17/louise-bourgeois-distruzione-del-padre-e-altri-frammenti/#comment-191

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Due novembre. Il cimitero allegro di Sapinta (Romania) e un fotogramma da “Alien”, di Ridley Scott (1979).

Cimitero di Sapinta

  Tutto questo è iniziato nel 1935 grazie all’opera di uno scultore locale. Ioan Stan Patras,  “creatorul cimitirului vesel”, ha scolpito e adornato queste croci fino al 1977, anno in cui è morto, dopo aver realizzato anche la sua lapide con tanto di autoritratto ed ironico epitaffio. L’ attività non è cessata con il suo creatore, ma è proseguita grazie al suo apprendista, Dumitru Pop, che continua a realizzare una decina di croci l’anno utilizzando gli stessi metodi tradizionali.

 http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=61151839f975de83

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Espulsione nello spazio della prima vittima di Alien, 2

 Espulsione nello spazio della prima vittima di Alien.

Non amo i nostri deprimenti, brutti, ingombranti cimiteri.

La bellezza di essere “seppelliti” nello spazio!

Kris Kelvin (Donatas Banionis) e l’oceano intelligente del pianeta SOLARIS (fotogrammi elaborati, tratti da SOLARIS, 1972, di Andrej Tarkovskij).