IL VIRUS DELLE “FEDI” TOTALITARIE E LA “FEDELTÀ ALLA TERRA”

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CorriereDS2 (21-2-15).B

IL- Mensile Sole24Ore 3 (marzo 2015)

Il signor Ibrahim ABOULEISH incrina profondamente il nostro scetticismo riguardo al cosiddetto “islamismo moderato” e, addirittura, rende credibile e umanissimo il Profeta nel suo invito ad affidarsi alla terra, la madre che non ci abbandona alla “fine del mondo”. Qui Maometto (grazie ad Abouleish) può incontrare Nietzsche (“Siate fedeli alla terra!”), al di là dei continenti lontanissimi delle rispettive “visioni della vita”. In questo momento storico, così gravido di idiozie apocalittiche e violenze “divine”, individui sapienti, umili e gentili come Ibrahim Abouleish e Avijit Roy nutrono la nostra speranza che le costellazioni dei paesi arabi possano splendere, in futuro, come gli occhi di Sherazade e non come il Pianeta Nero puntato contro la Terra.

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Dalla solitudine di Modigliani all’isolamento di massa.

Effetti inevitabili del modello di vita imperante nell’Occidente “opulento” (modello di vita ormai planetario). Un modo di essere fondamentalmente mercantile, borghese e urbano. Un modello di società “civile” basato sull’alienazione-mercificazione, sul benessere rapportato alla consistenza del proprio conto in banca. Una visione del mondo che produce, automaticamente, vita dorata per pochi e miseria per quasi tutti. 

Lanciare l’allarme, mobilitare la solidarietà, attivare programmi ministeriali, etc., sono azioni benefiche degne di lode, come anche ogni singolo contributo filantropico, ma tutti questi interventi sono medicine palliative che confortano e procurano sollievo senza guarire l’ammalato.

Qual è la malattia dell’ Homo Oeconomicus? Citiamo le prime, chiarissime, due righe introduttive della voce omonima di Wikipedia: Homo oeconomicus è un concetto fondamentale della teoria economica classica: si tratta, in generale, di un uomo le cui principali caratteristiche sono la razionalità (intesa in un senso precipuo, soprattutto come precisione nel calcolo) e l’interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali.”

La razionalità calcolatrice funzionale al profitto privato è un mostro divorante che digerisce qualsiasi ricchezza naturale (uomo compreso) per convertirla in merce-denaro. Questo processo, come acutamente sottolineava Heidegger, è fatale e intrinsecamente apocalittico, storicamente non concluso.

Le solitudini disperate e “creative” dei tanti Modigliani (affamati e denunciati in vita e supervalutati dai mercanti dopo le loro precoci, “provvidenziali” dipartite) e i vecchi, più o meno abbienti, che tirano le cuoia e nessuno se ne accorge, sono aspetti del medesimo problema: la vita, vampirizzata dal mercato, diventa un immenso cronicario. Dove i pochi che vivono benissimo (dal solo punto di vista materiale, naturalmente) sono i padroni-dirigenti-amministratori-guardiani del cronicario. Chi cerca di uscire fuori dai cronicari urbani o tenta di indicare l’antica via della vita, è destinato alla condanna pubblica. Il mercato non ha bisogno di intelligenze non calcolatrici. 

 

 

Old Woman (Ron Mueck, 2000) 

Neda Agha-Soltan e Neda Soltani.

Humana ante oculos foede cum vita iaceret

in terris, oppressa gravi sub religione

…..

Quando la vita umana, sotto gli occhi di tutti, giaceva vergognosamente

sulla terra oppressa sotto il peso della superstizione

…..

(Lucrezio, De Rerum Natura)

Pier Paolo Pasolini e Roberto Saviano.

Pier Paolo Pasolini, profeta laico e voce nel deserto dell’ universo orrendo della mercificazione e dell’alienazione, negli ultimi anni della sua vita insisteva su quella che definiva “involuzione antropologica”, intesa come dramma epocale e globale. Involuzione che polverizzava valori, tradizioni, culture, comunità, e l’idea stessa dell’uomo come creatura sensata, intelligente, progettuale. Anche i giovani, da sempre suoi interlocutori privilegiati, gli apparivano ormai segnati irreversibilmente da una “bruttezza” che li rendeva cinici, avidi, prepotenti, pronti a sposare cause “politiche” devastanti e totalitarie (il suo ultimo film, Salò-Sade, è molto eloquente).

Era il solito intellettuale-poeta pessimista e decadente, la solita anima bella che vede tutto nero, anche quando persistono i colori della vita, della bellezza, della bontà e della verità? Molti suoi detrattori erano convinti (lo sono ancora) dell’inguaribile narcisismo catastrofista di Pasolini, ormai chiuso nella torre delle sue lugubri lamentazioni…

Trascorrono oltre trent’anni e appare un “romanzo” di un giovane scrittore, Roberto Saviano, che ha un titolo “apocalittico“: GOMORRA. Dove si narrano storie umane azzerrate dal degrado criminale  imperante, storie tendenzialmente e realmente di tutti, non più confinabili in ambiti regionali: casalesi, camorristi, mafiosi, corrotti… possono essere chiunque! Probabilmente Pasolini aveva ragione, aveva visto molto lontano… Altro che intellettuale estetizzante.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lettera-allitalia-infelice/2112228

Pasolini è stato ucciso. E Roberto Saviano non è più libero di farsi una passeggiata nella nostra (nostra?) cosiddetta Italia moderna, democratica e civile. Vergogna, vergogna per tutti noi!

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Siamo-tutti-casalesi/2042418&ref=hpsp