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La preghiera del corpo (Ravasi G., da IL SOLE24ORE, 3-1-2010)
(In copertina: Lucio Fontana, Attese, 1961)
***
Tre cose sono troppo ardue per me,
e quattro non le capisco:
il cammino dell’aquila nel cielo,
il cammino del serpente sulla roccia,
il cammino della nave in mezzo al mare
e il cammino dell’uomo verso una ragazza.
(PROVERBI, 30, 18-19)
La rivista semestrale “incroci” (http://www.addaeditore.it/ e http://incrocionline.wordpress.com/), diretta da Raffaele Nigro e Lino Angiuli, approda al numero 20. Dal numero 19 si è arricchita di un inserto speciale in bicromia, tematico e aperto a sperimentazioni creative. Affrontato il tema dell’amore, il secondo inserto è dedicato a due grandi autori della cultura russa del Novecento, nell’opera dei quali è profondo l’intreccio tra meditazione, poesia, arti figurative e cinema. Tra figlio e padre, tra padre e figlio, un incrociarsi di emozioni, idee, visioni e speculazioni, sempre in un ascolto acuto e doloroso dei miracoli “metafisici” della vita.
L’inserto (sedici pagine in bicromia) è la riduzione della prima versione in quadricromia, che qui alleghiamo in formato PDF. Per quanto riguarda il poemetto La Zona, segnaliamo la composizione originaria (versi e “icone”), visibile al seguente indirizzo: http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewPicture&friendID=382479902&albumId=1056208, e disponibile in forma di plaquette sul sito: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=222299.
http://bacheca.nazioneindiana.com/topic/non-basta-vivere-per-andrej-tarkovskij-da-incroci-n-20-2009
Essere leggeri, nell’aria, senza finalismi e presunte destinazioni. Svanire nei giochi e nelle geometrie del “nulla”. Un nulla bello come il pianeta dell’infanzia, dove tutto sorride perché tutto è sempre possibile, attuale, aperto, nascente, colorato, soffiato. Svanire per apparire ancora, e ancora apparire per svanire: nessun autoritratto può diventare il dio dell’immutabilità, ma semplicemente l’istante, il fotogramma di una vita che nasce e sta per finire, finisce e sta per nascere. Noi vogliamo durare eternamente, e dunque soffriamo… Basta togliere una “r”, la erre dell’errore delirante dell’onnipotenza, e il risultato è: soffiamo.
http://www.icsviazuara.org/poesiepremiate.htm
http://www.redbubble.com/people/rjheeks
Pier Paolo Pasolini, profeta laico e voce nel deserto dell’ universo orrendo della mercificazione e dell’alienazione, negli ultimi anni della sua vita insisteva su quella che definiva “involuzione antropologica”, intesa come dramma epocale e globale. Involuzione che polverizzava valori, tradizioni, culture, comunità, e l’idea stessa dell’uomo come creatura sensata, intelligente, progettuale. Anche i giovani, da sempre suoi interlocutori privilegiati, gli apparivano ormai segnati irreversibilmente da una “bruttezza” che li rendeva cinici, avidi, prepotenti, pronti a sposare cause “politiche” devastanti e totalitarie (il suo ultimo film, Salò-Sade, è molto eloquente).
Era il solito intellettuale-poeta pessimista e decadente, la solita anima bella che vede tutto nero, anche quando persistono i colori della vita, della bellezza, della bontà e della verità? Molti suoi detrattori erano convinti (lo sono ancora) dell’inguaribile narcisismo catastrofista di Pasolini, ormai chiuso nella torre delle sue lugubri lamentazioni…
Trascorrono oltre trent’anni e appare un “romanzo” di un giovane scrittore, Roberto Saviano, che ha un titolo “apocalittico“: GOMORRA. Dove si narrano storie umane azzerrate dal degrado criminale imperante, storie tendenzialmente e realmente di tutti, non più confinabili in ambiti regionali: casalesi, camorristi, mafiosi, corrotti… possono essere chiunque! Probabilmente Pasolini aveva ragione, aveva visto molto lontano… Altro che intellettuale estetizzante.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lettera-allitalia-infelice/2112228
Pasolini è stato ucciso. E Roberto Saviano non è più libero di farsi una passeggiata nella nostra (nostra?) cosiddetta Italia moderna, democratica e civile. Vergogna, vergogna per tutti noi!
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Siamo-tutti-casalesi/2042418&ref=hpsp
Michele Dellerma, Autoritratto (2009).
” L’infelicità non è una colpa minore.” (Pier Paolo Pasolini)
Un fotogramma tratto dal film SOLARIS (1972) e un brano di prosa poetica (da LA ZONA, 1986-2004).
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=222299
http://www.poesia.it/Archivio/2009/somm_07_09.htm
http://www.sanmarcoinlamisweb.it/Michele_Coco.html
http://www.lietocolle.info/it/e_coco_il_dono_della_notte_s_d_amaro.html
http://www.sanmarcoinlamisweb.it/emiliococo.html
Il Premio letterario “Città di Adelfia”, XXVI edizione, è stato assegnato, per la poesia, a Emilio Coco (Il dono della notte, Passigli). Il premio è stato consegnato oggi, domenica 8 novembre, alle ore 19.00, nella sala consiliare del Municipio di Adelfia, la cui Amministrazione promuove e gestisce il Premio con la collaborazione della rivista “incroci” (Adda). La giuria, presieduta da Raffaele Nigro, è composta da Lino Angiuli, Ettore Catalano, Daniele Giancane e Francesco Nicassio.
Tutto questo è iniziato nel 1935 grazie all’opera di uno scultore locale. Ioan Stan Patras, ”creatorul cimitirului vesel”, ha scolpito e adornato queste croci fino al 1977, anno in cui è morto, dopo aver realizzato anche la sua lapide con tanto di autoritratto ed ironico epitaffio. L’ attività non è cessata con il suo creatore, ma è proseguita grazie al suo apprendista, Dumitru Pop, che continua a realizzare una decina di croci l’anno utilizzando gli stessi metodi tradizionali.
http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=61151839f975de83
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Espulsione nello spazio della prima vittima di Alien.
Non amo i nostri deprimenti, brutti, ingombranti cimiteri.
La bellezza di essere “seppelliti” nello spazio!
http://www.hrgiger.com/frame.htm
Resta l’universo vellutato della tua guancia.
Eravamo giovanissimi, ed era una sera di novembre del 1969.

Dunque il silenzio può coincidere con una mente ed un corpo assolutamente presenti, vivi, reali. Un corpo in carne, ossa e… silenzio; la materia grigia di una mente che è lì, a due passi, e nello stesso tempo è lontanissima. Corpo pensante che non ha più bisogno di personificarsi per esserci. Si lascia in pace, lascia in pace, sparisce per apparire. Una natura umana senza superfetazioni intellettuali.




























