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Effetti inevitabili del modello di vita imperante nell’Occidente “opulento” (modello di vita ormai planetario). Un modo di essere fondamentalmente mercantile, borghese e urbano. Un modello di società “civile” basato sull’alienazione-mercificazione, sul benessere rapportato alla consistenza del proprio conto in banca. Una visione del mondo che produce, automaticamente, vita dorata per pochi e miseria per quasi tutti. 

Lanciare l’allarme, mobilitare la solidarietà, attivare programmi ministeriali, etc., sono azioni benefiche degne di lode, come anche ogni singolo contributo filantropico, ma tutti questi interventi sono medicine palliative che confortano e procurano sollievo senza guarire l’ammalato.

Qual è la malattia dell’ Homo Oeconomicus? Citiamo le prime, chiarissime, due righe introduttive della voce omonima di Wikipedia: Homo oeconomicus è un concetto fondamentale della teoria economica classica: si tratta, in generale, di un uomo le cui principali caratteristiche sono la razionalità (intesa in un senso precipuo, soprattutto come precisione nel calcolo) e l’interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali.”

La razionalità calcolatrice funzionale al profitto privato è un mostro divorante che digerisce qualsiasi ricchezza naturale (uomo compreso) per convertirla in merce-denaro. Questo processo, come acutamente sottolineava Heidegger, è fatale e intrinsecamente apocalittico, storicamente non concluso.

Le solitudini disperate e “creative” dei tanti Modigliani (affamati e denunciati in vita e supervalutati dai mercanti dopo le loro precoci, “provvidenziali” dipartite) e i vecchi, più o meno abbienti, che tirano le cuoia e nessuno se ne accorge, sono aspetti del medesimo problema: la vita, vampirizzata dal mercato, diventa un immenso cronicario. Dove i pochi che vivono benissimo (dal solo punto di vista materiale, naturalmente) sono i padroni-dirigenti-amministratori-guardiani del cronicario. Chi cerca di uscire fuori dai cronicari urbani o tenta di indicare l’antica via della vita, è destinato alla condanna pubblica. Il mercato non ha bisogno di intelligenze non calcolatrici. 

 

 

Old Woman (Ron Mueck, 2000) 

http://www.letteraturaalfemminile.it/marilynmonroe.htm

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http://www.feltrinellieditore.it/SpecialiLibriInterna?id_spec=11542

Trascrivo, da una poesia di quasi un secolo fa, tre versi, come fossi tu a sussurrarli:

Ti aspetto, non sono lontana,

sono dall’altra parte,

proprio dietro l’angolo.

 

Riscrivo questi tre versi, variandoli, come fossi io a sussurrarteli:

Ti aspetto, non sono lontano,

sono da questa parte,

proprio dietro la tua nuca.

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Nel tuo diario scrivevi che volevi andare via dal tuo paese (tutti i ragazzi sognano le strade avventurose, gli spazi infiniti, la gioia della libertà…). Ti hanno mandata via dal mondo, e nel modo più infame.

Stavi raggiungendo la tua amica-cugina per andare al mare, e certamente sorridevi nel silenzio biondo dell’estate… Ti hanno gettata nel buio gelido e melmoso di una vecchia cisterna. 

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http://www.youtube.com/watch?v=k1-TrAvp_xs

Siamo nel 1970! Allora era ancora possibile entrare nel Monastero e darci un’occhiata. L’articolo del giornalista Gianni Plantamura è un primo grido d’allarme che, purtroppo, resterà inascoltato.

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Siamo nel 1993! Trascorsi ben 23 anni, ancora un intervento dello stesso giornalista, pubblicato sulla rivista locale “PARTECIPARE”. Ancora un grido che i notabili, i politici e i cittadini tutti, lasceranno che svanisca nel deserto delle coscienze addormentate. La verità è lampante: quel “rudere” (nel frattempo l’ingresso è stato murato) non interessa a nessuno.

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Siamo nel 2010, praticamente oggi, e la redazione di “PARTECIPARE”, a distanza di quasi mezzo secolo dal primo articolo di Plantamura, ripercorre questo capitolo doloroso (per pochissimi). Un abbandono così stolido di quelli che si sogliono definire “beni culturali”, beni storico-architettonici, è una vergogna per tutti! Stiamo prolungando vigliaccamente un’agonia perché nessuno ha il coraggio del colpo di grazia!  Negli ultimi anni, del resto, è scomparso uno degli ultimi orti-giardini storici di Santeramo, quello della famiglia dei Giandomenico, posto dietro il Convento e che dava respiro a quell’antica rovina (un pezzo di terra che, in passato, ha dato alla luce certi vasi molto, molto antichi…). Qualcuno sperava in un bel parco urbano che avrebbe valorizzato la zona originaria di Santeramo… Speranze vane, e vanificate da un modernissimo palazzo residenziale che ha cancellato la stessa memoria di un giardino storico (a vocazione archeologica). Ennesima occasione sprecata per un paese che, negli ultimi quarant’anni, è diventato sempre più povero di bellezze storiche e naturali.  

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Questa foto, scattata alla fine di luglio di quest’anno, è il ritratto impietoso dell’estremo degrado attuale. Si intravede il muro del Convento (siamo alle spalle), assediato da ferraglie “moderne”, cancellate, impalcature, residui edilizi, etc. Dell’orto-giardino dei Giandomenico è rimasto un misero triangolo asfittico dove sopravvive, ultima sentinella del passato, un alberello di nespole del Giappone. Onore e gloria all’alberello, testimone dell’indifferenza devastante degli uomini che osano definirsi “cittadini”! Vandali, barbari, altro che cittadini…

C’è ancora una speranza? E’ ancora possibile qualcosa? La redazione di “PARTECIPARE” è fiduciosa… Noi sappiamo che ciò che rimane è soltanto la spoglia di un fotogramma lapidario. Qualunque intervento non potrà mai restituire quello che è stato cancellato.

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Monastero benedettino di Santeramo in Colle

(Per Leticia Dellerma)

 

(Per Chiara De Luca)

 

(Per Francesco Tontoli)

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http://www.facebook.com/home.php?#!/album.php?aid=136683&id=1452555128

Il silenzio è biologico, naturale. L’afasia è psicologica, umana.

La luce degli elementi naturali genera l’ebbrezza della parola poetica, l’oro liquido della gioia: la raccolta poetica ALCYONE, di Gabriele D’Annunzio.

 

La “luccicanza” di una mente stranita, alienata, è sprigionata dal cuore nero e ammutolito che non sa più parlare, articolare, giocare alla vita: il film SHINING, di Stanley Kubrik.

Frammenti di luce

FRAMMENTI DI LUCE, Antologia del pensiero filosofico,

a cura di Alfredo Plantamura, Editoriale Sometti, Mantova 2004.

Alfredo Plantamura

 

Filosofia e Solidarietà

 

Citazione Leibniz

(Gottfried Wilhelm von Leibniz)

http://www.youtube.com/watch?v=tk6Em6av5xc

http://www.youtube.com/watch?v=ON2oL67NZK8&feature=related

Vale la pena trascorrere una vita intera per esibire le proprie menomazioni e coltivare narcisisticamente le proprie negazioni? Il lavoro “artistico” di Louise Bourgeois è essenzialmente frutto di un annientamento viscerale, borghese ed elitario, della vitalità e delle emozioni legate alla creatività, alla materia desiderante, allo stesso principio femminile. Perché proporre pubblicamente incubi e depressioni, elevandoli a esperienze estetiche ed eventi culturali? Quale giovamento può trarre colui che osserva un’opera di Bourgeois? Mostruosità, rigidità, tenebra, oggettualità sinistra, ermetismo sterile… C’è da chiedersi di che natura fosse il socialismo e il femminismo della madre, per aver prodotto una reazione così feroce, autodistruttiva e, nello stesso tempo, così presuntuosa (essere artisti!). Qualcuno potrebbe obiettare che gran parte dell’arte occidentale, tra Ottocento e Novecento, è attraversamento di universi negativi, drammatici. Certo, solo che non tutti gli attraversamenti sono simili: Louise Bourgeois non ha attraversato, si è bloccata, si è chiusa nella stanza dei dolori irrisolti, facendoli diventare balocchi anaffettivi, complementi d’arredo, oggetti devitalizzati. Cosa ha a che fare, tutto quest’armamentario luttuoso e mortificante, con la femminilità?

 

http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2010/07/17/louise-bourgeois-distruzione-del-padre-e-altri-frammenti/#comment-191

Santa Caterina, legno e pietra, 1997.

Un burattino sulla Murgia, il folletto delle Quite, l’angelo custode delle pietre!

Testimonianza critica in occasione di una mostra del 2003.

Contributi critici per A. Margherita (1998, 2003)

http://www.flickr.com/photos/dellerma/sets/72157624392888777/

Nicolangelo Margherita, al centro tra due amici, a Bad Sackingen per una mostra personale (2006).

Copertina del periodico santermano PARTECIPARE, dedicata all’orchidea scoperta da Angelo Margherita.

Articolo di Cosma Cafueri. All’interno di PARTECIPARE, n. 371, un altro contributo di Cafueri ed un corposo articolo del direttore Giuseppe Silletti.

http://www.flickr.com/photos/dellerma/sets/72157624517254822/

 

 

La bramosia assassina, adulta, che colpisce i piccoli, i bambini, è della stessa natura di quel “peccato contro lo Spirito”, così grave, funesto, da far pronunciare a Cristo parole di condanna senza appello. Il peccato contro lo Spirito, “che non sarà perdonato né in questa vita, né nell’altra”, è la menzogna esercitata, consapevolmente, contro l’innocenza, la verità, la bellezza, la bontà, l’amore, la vita. Cristo afferma che è preferibile, rispetto alla sorte diabolica di coloro che scandalizzano i piccoli, “non essere mai nati“. Dunque anche per il Figlio di Dio esiste qualcosa di così orrendo da essere imperdonabile: scandalizzare, violentare, uccidere un bambino, equivale a sputare in faccia a Cristo, calunniarlo e consegnarlo ai carnefici. L’oscura, perversa libidine dei violenti che spasimano perché l’innocente sia profanato e annientato… Imperdonabile.

 

 

Si dice: la vita moderna, urbana, è essenzialmente violenta, nemica dei “piccoli mondi antichi”, della vita campestre, della semplicità rurale. Quest’idea è soltanto un luogo comune, e la triste vicenda della piccola Ottavia conferma la verità nuda: i microcosmi rurali erano (e sono) gravidi di ottusità, miserie spirituali, superstizioni, abusi, omertà, etc. Quante piccole anime sono state schiacciate tra un muretto a secco e una stradina polverosa, tra un paesino e l’altro, tra una masseria e un pozzo, tra una chiacchiera e l’altra? Se le campagne potessero parlare… Questa verità non vuole certo negare gli antichi valori della saggezza ruspante, contadina, all’aria aperta, e tuttavia la poesia campagnola non deve farci chiudere gli occhi e dimenticare Ottavia. “La donzelletta vien da la campagna…”. La donzelletta non tornò dalla campagna, e sparì “sulla via vecchia per Armento”.

Durante quelle lezioni serali, il professorino di filosofia, un meridionale infatuato di filosofia logica, delirava sulla lavagna con formule, schemi e diagrammi: vero-falso, vero-vero, falso-vero, falso-falso. Intanto gli alunni, dalla ragazzina fresca di diploma al funzionario cinquantenne che aveva bisogno di laurearsi per la carriera, fantasticavano-ridacchiavano-mangiucchiavano per conto loro, in un brusìo crescente-decrescente che si trasmetteva alla mano-gessetto del professore sempre più stridulo, col risultato finale di una lavagna per niente logica, fitta di cancellature caotiche e nervosismi sghembi di cifre, simboli e conti che non tornavano.

Fu durante quelle lezioni che la mia mano, da un certo giorno in poi, prese a ragionare-fantasticare per conto suo, del tutto indifferente al brusio della classe e alle stanche argomentazioni dei professori. Dopo alcuni fogli, mi accorsi che non si trattava di semplici schizzi occasionali, ma di un diario essenziale, un racconto segreto, un poema grafico di pagine serrate. Il filo “logico” che univa le singole erranze grafiche era altrettanto delirante quanto il frenetico gesticolare neopositivista del povero professore di filosofia… Con una differenza sostanziale: lui cercava di dimostrare la Verità, e la mia mano (incarnazione di chi?) cercava di visualizzare le epifanie del Niente.  

 

http://www.youtube.com/watch?v=PEa01x79kSc

http://www.facebook.com/mpassalacqua1?v=app_2392950137&ref=profile#!/video/video.php?v=1222797857399

http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewPicture&friendID=382479902&albumId=1377475

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