L’entusiasmo e il terrore: una poesia di Bertold Brecht.

I mattatoi della Storia e delle storie possono “spingerci alla scrivania”, ma se non ci fossero, comunque, i volti belli, le vele allegre, i seni caldi delle ragazze, le rime del canto e l’entusiasmo per il melo in fiore, non avremmo la forza di scrivere un solo verso. Senza la felicità “astorica” della pura, naturale, “animale” vitalità, non saremmo capaci di indignarci, sperare, combattere, fare politica. Il dramma dei vari “realismi socialisti”: a furia di buttare via l’acqua sporca delle “classi dominanti”, hanno buttato via anche il bambino della vita. E quelli che non l’hanno fatto, sono stati sempre colpevolizzati o si sono sentiti in difetto rispetto al “sol dell’avvenir”. Se non ci fosse Cupido che, contro ogni evidenza terrorizzante, continua a scoccare le frecce del desiderio e le scintille di ogni amore possibile (e non si tratta soltanto di cuoricini), l’incubo stalinista (o nazista) sarebbe l’unica “utopia” realizzata.

 

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