Un silenzio di Deniky Jiri Orten.

Troppi poeti, troppi libri, troppe parole, troppe anime belline…

Farsi chiudere la bocca da Dio (dalla cosa immensa, necessaria e intelligente che questo nome oscuro-luminoso evoca). Questo è il silenzio che può generare versi essenziali come il pane cantato-spezzato per tutti.

Questo è il silenzio che può motivare una rinuncia alla società delle belle arti, belle lettere, etc.

 

Orten

 

J. Orten

 

http://www.lietocolle.info/it/poeti_foglio_numero_uno_giu_09.html

http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/09/20/la-cosa-chiamata-poesia-jiri-orten/

 

  

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5 thoughts on “Un silenzio di Deniky Jiri Orten.

  1. mi piace molto l’idea del “pane spezzato per tutti” e quella del “silenzio” perché non si può continuare a rincorrere voci e presenze inautentiche per salvarci dalla solitudine. Ma il silenzio a volte è pesante, saremo capaci di un più alto livello di comunicazione?E cisarà una società capace di recepirlo? Ma il percorso della storia è lungo e imprevedibile e la sconfitta è più probabile della vittoria. Ma vittoria di che e sconfitta di chi? Le voci di quelli che si autodefiniscono poeti sono troppe, ma vuol dire che questo desiderio è ancora insoppromibile, finché “DIO” non ci chiuderà la bocca.

  2. Innanzitutto saluto con moltissimo affetto Gabriella!:-))Per me il silenzio è un silenzio in musica, corpo sonoro che fonda la parola autentica prima che essa divenga lingua, certo bisogna essere primitivi, distendersi sul terreno come morti per ascoltare il cuore del mondo, qui “Si giace corpo divino per un soffio/il prezzo da pagare sarà resistere/ad ogni costo, acquistare la vertigine/con pochi spiccioli di sangue/nella lucida trasfusione quotidiana/dei segni, volto immondo nuvola/terra dei piedi, un suono di siringa/e un pianto piccolissimo piantato lì.” Rifiuto la società delle “belle” arti, più che un salotto letterario, è una Salò di vanità, prostituzione e delirio collettivo dove si “fa” anche la poesia. Ma la Poesia è.

  3. Carissimo Gianpaolo , è vero che la musica unisce tutto (universo, silenzio, parola)e tu lo esprimi benissimo con la tua poesia. Il resto – belle arti e salotti, – è merce e tutto quello che viene mercificato perde di senso proprio per diventare oggetto intercambiabile, quello che non viene mercificato ha poche probabilità di apparire, ma bisogna correre il rischio.

  4. Si, Gabriella, la scommessa, la più difficile è proprio quella, bisogna scendere in campo e lottare, anche consapevoli della probabile inevitabile sconfitta, fuori da ogni “chiesa” per solo essere. Non sono fatto per rimanere uno spettatore o un testimone immobile dello stato delle cose, perchè anche il “silenzio” in quel caso potrebbe divenire un alibi, essere interpretato come rassegnazione, sottomissione, debolezza, inoltre aiuterebbe ancora di più il mercato delle merci a caro umano prezzo.Bisogna onorare i nostri Maestri scomparsi, divenire all’altezza e magari superarli, allenarsi in una resistenza intoccabile per continuare l’opera millenaria, affinchè il silenzio abbia la sua potentissima Voce.

  5. c’è un paragrafo dal libro di Giulio Ferroni Prima lezione di letteratura italiana ed laterza intitolato “Il silenzio della poesia” che riassume i problemi della poesia oggi, mi sembra. Cito : “la dilatazione quantitativa….”, pubblicazioni autofinanziate e a circuito chiuso….,vaporizzazione della coscienza teorica…. happening, in pura presenza vuota, una critica che non riesce ad interrogare in profondità i testi…ecc eppure…. le voci più autentiche sembrano piuttosto esperire nella poesia un “essere a parte”ne fanno una voce di angoscia, di desiderio che si scava una sorte di vuotonell’insopportabile pieno dei linguaggi contemporanei”

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