Un silenzio di Lino Angiuli

 

Da Un giorno l’altro, Nino Aragno Ed., Torino 2005.

 

Roma 2008 b

Roma, dicembre 2008.

http://www.lietocolle.info/it/roma_7_12_08_presentazione.html

http://www.radio.rai.it/radio3/radio3_suite/view.cfm?Q_EV_ID=295475&Q_PROG_ID=68#  

 

Studio di antiche masserie (Addamiano, 1990)

Addamiano, Studio di antiche masserie, 1990.

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19 thoughts on “Un silenzio di Lino Angiuli

  1. Che cos’è il silenzio? Che cos’è il sogno? Forse l’illusione di sfuggire attraverso l’dentificazione con la natura all’angoscia indefinita, ma reale, in cui siamo immersi e compressi, o l’estraneamento di chi rifiuta il sonnambulismo che ci conduce per le strade, o l’inizio di un ripensamento che ci dia la forza di trovare una nuova solidarietà, che non sia anch’essa una fuga da noi stessi?

    • Identificazione, estraneamento, ripensamento… Cara Gabriella, il silenzio (il respiro più intimo dell’essere nella sua totalità), viene molto prima di noi e delle nostre lacerazioni. E ci attende al varco… Qualsiasi solidarietà è destinata al fallimento, alla violenza del mutismo (e il mutismo è il contrario del silenzio), senza la vera comunione-comunicazione dell’essere, la percezione folgorante di quel “sovrumano silenzio” di leopardiana memoria.
      Ritorneremo su questa idea cruciale, rivoluzionaria, del silenzio come cuore della creatività.

  2. ascoltare in silenzio il silenzio: compito difficile, quasi quanto parlare per dire la cosa giusta al momento giusto. Potendo scegliere, alle due opzioni ne preferiamo un’altra: il “diritto” all’ultima parola, spesso trascurando (ignorando?) la parola rimasta sospesa, l’esigenza disattesa.
    Sogno e realtà a volte collimano quando a muoverli interviene il sogno/bisogno dell’altro mettendo un po’ da parte se stessi.

    • Cara Giuseppina,
      ricordo un verso bellissimo di Alfonso Gatto: è come udire il proprio ascolto. Tu dici la stessa cosa. Importante cogliere quel nesso tra silenzio e parola giusta, perché il silenzio non è semplicemente l’assenza di parole, ma la parola essenziale, vera, risuonante. Nel silenzio matura l’attenzione radicale nei confronti dell’altro e di sé stessi, matura il ritmo memorabile dell’essere, l’amore per i dettagli, lo sguardo acuto. Dunque meglio combattere, specialmente nella nostra epoca assordante, per il diritto al silenzio, per il grande sogno di una realtà che non conosce fratture e lacerazioni. Resta una domanda cruciale: da dove viene questo potere umano-alieno di annullare la vita del silenzio e il silenzio della vita? Intanto la “rucola bambina” di Lino risponde: guarda me…, sono bella, sono buona…, non potranno mai distruggermi, la vita è invincibile.

  3. cara giuseppina di leo, hai centrato proprio il tema: è diventato molto difficile il dialogo in questo frastuono di parole che ci circonda, siamo sempre più incapaci di ascolto e di attesa. Grazie

  4. grazie a te, gentile Gabriella. Aggiungo soltanto che l’ascolto della parola e del silenzio è un atto di umiltà che avvicina alla com/prensione dell’altro e, possibilmente, di se stessi.
    Su un altro versante, quello dell’amore sensuale, il silenzio è in questi miei versi: “Sempre amerò questo silenzio/ canto dimenticato del cuore/ gemito della bocca senza parola/ ordine del nulla, di respiri colmo./ Su un volo d’ali tesse/ la dolcezza si fa amore.

  5. E’ vero, l’amore è silenzio insondabile, ma anche la morte, la violenza, l’indifferenza, siamo qui su un baratro di silenzio, finchè non riusciamo a riempirlo con un progetto comune, secondo me. Mi piacerebbe leggere le tue poesie, Giuseppina, dove le posso trovare?

  6. Condivido l’idea che sia indispensabile avviare un progetto comune per cancellare ogni tipo di silenzio/morte. Eppure, paradossalmente, la sola parola in grado di riuscirci è: amore. Anzi, l’alternativa è questa, l’unica: “l’estrema ultima possibilità possibile” (il titolo della mia plaquette è “Dialogo a più voci” e la trovi on-line, grazie per avermelo chiesto). Io insisto molto sull’amore (parola il più delle volte abusata e stravolta nel suo significato): sia come comprensione dell’altro sia universalmente inteso (ma Gesù non ce ne aveva già parlato?). Potrei apparire assurda ma se dico che è possibile sconfiggere la morte (nella sua forma più inaccettabile, come la perdita di una persona cara) con l’amore, so quello che dico, senza timore di esagerare. Altra cosa è però il silenzio nella sua accezione di assenza di giudizio “dinanzi alla reincarnazione di una rucola bambina”, quando raggiunge la dimensione dello spirito(scusate i paroloni): allora il silenzio, e quel silenzio,va coltivato e “ninnato” dentro noi stessi per permetterci umilmente di capire. E, potrei sbagliare, ma a me sembra che il silenzio di Lino Angiuli vada visto proprio in questa direzione.

  7. caro passa1952, mi sarà sfuggito… ma quando ha parlato la rucola bambina?
    se la vita è invincibile:
    a mio avviso, lo sguardo di Lino Angiuli registra quello che tu, forse provocatoriamente, dici, e cioè: che nella “reincarnazione di una rucola bambina” la vita “è” invincibile. ma, poi (scusa se non ho compreso), a che cosa ti riferisci quando ti chiedi da dove provenga questo potere umano-alieno in grado di annullare la vita del silenzio e il silenzio della vita?se si sta parlando della morte perché, dico, non chiamare le cose con il proprio nome?

    a proposito dell’utopia di un mondo senza lacerazioni dove si dia cittadinanza al silenzio , ovvero sull’esperienza del dolore del silenzio o del silenzio del dolore (itinerari dell’anima), propongo questa personale elaborazione:
    di tanto in tanto fa sicuramente bene fermarsi all’ombra di un dubbio più o meno grande, prima di rimettersi in cammino. il percorso è tutt’altro che agevole e quante altre volte occorre fermarsi nessuno lo sa.
    ad un certo punto, nel dubbio, ne subentra uno nuovo: se sia proprio necessario proseguire.
    Volendo, come con un colpo di spugna, si può annullare il già fatto e scegliere di restare così come si è perché, tanto: a che serve attraversare percorsi così impervi ? e per andare dove? si può benissimo fare fare fare… dire dire dire – e dirlo prima di tutto a se stessi – e fare finta che va tutto bene…ok: OK!
    ma per chi riprende il cammino, magari dal punto ‘prima’ da quello attraversato un attimo immediatamente dopo, o ricominciando daccapo (come da un niente/nulla) sapendo di non essere mai arrivato in nessun dove, allora ci si deve augurare che tutto resti uguale ma che nulla rimanga come prima. perché? perché: fare esperienza del dolore conduce a scavare in sé e nel passato della propria e altrui vita, a mani nude, e scavare fino a sanguinare, fino a sentire lo strappo… o lo schianto: terribile!
    il risultato ottenuto ci sorprenderà, per la leggerezza che avvertiremo in noi stessi, per la nostra/altrui consapevolezza. (fine)

  8. Hai ragione Michele, nell’impeto della risposta ho rinnegato in parte anche me stessa. Però ho continuato la ricerca.Ho chiesto a una mia vicina di casa(Tanto per condividere): “Cosa pensi che sia l’essere?” E mi ha risposto: “Esserci: unità di corpo-anima-mente” Che ne dici di questa definizione?

    • Ciao Gabriella.
      La risposta della tua vicina mi sembra molto precisa, veritiera. Penso, comunque, che l’Essere sia sempre un po’ più in là, o un po’ più in qua, dell’esserci. Heidegger, filosofo tedesco, ha scritto cose molto precise in merito. Diciamo che qualsiasi “esserci”, un singolo individuo per esempio, sta all’Essere come una singola poesia sta alla Poesia. Importante non intendere l’Essere, la Poesia, come idee astratte, platoniche, ma come totalità viventi, in divenire, respiranti. Entrare in queste totalità tendenzialmente infinite, sapere che ci siamo dentro anche se non lo vogliamo, permette quella vertigine positiva, quell’illuminazione salutare, traducibile così: nessuno è solo, niente è isolato. Se scrivo una poesia in lingua italiana, la percezione-emozione della totalità della lingua italiana, che ha una storia e uno spessore molto più vasti del mio io poetante, dà certamente un respiro più grande al mio testo. Se due innamorati non vedessero solo sé stessi, e percepissero l’immenso fuoco degli universi da cui proviene ogni nostro sospiro, sarebbero invasi da una gioia molto più grande dell’esserci della loro storia d’amore. Il silenzio è la totalità delle totalità, il sogno di tutti i sogni, la faccia di Dio (che non possiamo fissare!) il sancta sanctorum di tutto ciò che nasce e muore. I riferimenti religiosi, teologici, non devono però trarre in inganno. Il silenzio, qui, è la materia stessa, il Dio-Natura. Dio, in Lino Angiuli, è anche la rucola campestre. Dio è anche il mare inebriante di Afrodite.
      Continueremo.

    • E’ vero Michele, certe volte in momenti di vera unione abbiamo delle visioni che ci dicono come l’individuo non esista ma ci sia un tutto unico in movimento che comprende tutti gli esseri e l’universo, in cui le categorie mentali umane: spazio-tempo, causa-effetto, bene-male, non hanno più senso e questo ti dà un a sicurezza incredibile. Però sono tappe di un percorso non programmabile, almeno in questo tipo di società. Mi fermo qui:intanto abbiamo definito meglio la dimensione del silenzio
      .

  9. Cara Gabriella e caro Michele, devo innanzitutto scusarmi con voi perché mi rendo conto di essere stata un po’ caustica nelle mie risposte (soprattutto nella mia ultima del 10.09)ma, trattandosi di argomenti così complessi (e sofferti), ho preferito usare un tono ‘distaccato’… con tutto ciò che comporta. Vi faccio i miei complimenti perché il livello di discussione è ‘alto’. Cara Gabriella ti invio volentieri, se vuoi, la mia plaquette. Puoi scrivermi a questo indirizzo di posta elettronica: giusynet@connection.it.

    • Ciao Giuseppina.
      Più che caustica, ho avuto l’impressione di una piccola tempesta con molte idee-emozioni-reazioni… Come molta carne a fuoco, insomma. Cercherò comunque di puntualizzare. Devi solo avere un po’ di pazienza. Passo dopo passo, cercheremo di dirci cose essenziali. Ho aperto questo blog con l’idea di postare materiali un po’ trasversali, creativi, promettendo a me stesso concisione, precisione, brevità.
      A presto.

  10. “Il silenzio e la parola non sono nemici. La parola, spesso, ha bisogno di silenzio. È un confine molto labile che dovrebbe rimanere tale, perché è come se creasse una sorta di alone magico”.(lino angiuli, commento ‘a caldo’ in una recente intervista)

    Non trovo nessuna magia nell’affermazione della negazione della parola. Forse l’ossimoro ‘parola silente’ sarebbe più adatto a spiegare il significato che Angiuli sottende nel caso della mancanza di ascolto o assenza di parole, che dir si voglia. D’altra parte, a cosa si riferisce il poeta? Sta parlando di pause poetiche, o di silenzio inteso come sipario dell’ascolto? Nel primo caso, se così fosse, condividerei quanto afferma, anche se non mi trovo d’accordo sull’uso dei termini impiegati; concorderei piuttosto nel dire che la parola, se non è capace di esprimere un’emozione, quando non basta più a se stessa, rimane muta. Parola muta. D’accordo, allora.
    Invece, se si parla di negazione dell’ascolto, allora il discorso cambia.
    In tal caso, dire, come il poeta dice, che la parola si sostanzia nel silenzio è letteralmente falso: la parola necessita di essere espressa per esistere; e, quando espressa, produce il suono, l’immagine, scatena la fantasia, la polemica, la diatriba, la disputa, il contrasto. Ma, sempre, con il ritorno della parola.
    Il silenzio nulla ha a che vedere con la parola, semplicemente perché non la conosce, perché è bastante a sé stesso. Il silenzio, categoria dello spirito, è assenza ed essenza, al tempo stesso, di sé medesimo. E di nient’altro.
    Al contrario, il bisogno del confronto con l’altro, l’ermeneutica del segno, esige di necessità il dialogo: prodotto di parole.

    Giuseppina Di Leo

    • Cara Giuseppina,
      ti ringrazio per questo ritorno e per le ulteriori riflessioni in merito a questo soggetto-oggetto così importante e così sfuggente: il silenzio. Mi sembra, rileggendo i vari commenti, che alcune cose essenziali si siano già dette, ma cerchiamo di precisare ulteriormente. Non credo, innanzitutto, che Lino Angiuli, riferendosi alla “magia” del silenzio, neghi la parola, come non credo che sia falso affermare che “la parola si sostanzia nel silenzio”. E soprattutto non sono d’accordo sulla tua affermazione tranciante per cui il silenzio “nulla ha a che vedere con la parola”. Come ricordavo in un precedente commento, non bisogna assolutamente confondere il silenzio con il mutismo, con l’assenza della parola, con la morte intesa come negazione (uccisione) della vita. Come non bisogna confondere l’ontologia (la logica dell’essere) con la psicologia (la logica della psiche): l’essere è silenzioso e generante (anche le poesie vengono da lì) e non può essere annichilito, ammutolito; la psiche (umana, s’intende) può essere annichilita e può annichilire, può ridurre e essere ridotta al… “silenzio” (alla violenza del mutismo). Il silenzio, insomma, è un enigma intimamente legato alle qualità dell’essere, del vivere, del nascere, del creare, del cantare, del pensare e parlare “in verità”, e il mutismo, l’assenza, la morte, l’annientamento, la violenza del non detto, il mancare delle parole, sono stati psicologici e reali (per l’uomo) che vanno nella direzione opposta, in quanto repressione, rimozione e pulsioni che tentano di annientare l’essere (e quindi l’uomo). Dico “enigma” perché è davvero arduo entrare in questa logica paradossale, ossimorica, per cui il silenzio parla. Non si tratta soltanto di aloni magici, di pause tra le parole, di silenzio-ascolto prima di dire una parola attenta, essenziale, efficace, ma è necessario un salto ulteriore: IL SILENZIO E’ IL CUORE DELLA PAROLA (non di tutte, naturalmente). Non esiste nessuna comunità civile, nessuna verità amorosa, nessuna relazione essenziale, nessun dialogo reale, se non respirano l’ossigeno del silenzio. In una breve intervista recente, la grande pianista Hèléne Grimaud ha affermato che la musica è “estensione del silenzio”, e certo fa impressione ascoltare una cosa del genere da una professionista dei suoni, delle onde sonore, aggiungendo che senza silenzio la musica diventa soltanto rumore. E’ questo il punto cruciale: il silenzio è la condizione originaria per cui qualcosa possa cominciare a vibrare, e per di più questa condizione non è da intendere soltanto come un “prima” rispetto a un “dopo”, ma come il respiro del “mentre” (mentre parlo il silenzio vive, mentre suono il silenzio vibra, mentre abbraccio il silenzio ama, etc.). Mi fermerei qui, per adesso. Grazie.

  11. Caro Michele, dal tuo commento evinco che non hai ricevuto la mail che ti ho inviata venerdfì 26.11., e che ora comunque ti riporto:
    venerdì 26/11/2010 16.49 – ciao michele, in merito al commento inviato ieri l’altro sul tuo blog “un silenzio di lino angiuli”, mi sembra opportuno precisare che la risposta del poeta angiuli, è stata rilasciata nel corso di un’intervista, che è on line, alla seguente domanda formulata dall’intervistatrice:

    […] E all’interessante domanda sul se la parola riesce a descrivere sempre tutto, Lino Angiuli risponde: “Il silenzio e la parola non sono nemici. La parola, spesso, ha bisogno di silenzio. È un confine molto labile che dovrebbe rimanere tale, perché è come se creasse una sorta di alone magico”. (articolo di sabato 20 novembre 2010, apparso sul blog “GioiaNet.it”, dal titolo “Lino Angiuli: La poesia può restituire la vita”, di Giulia Sabia)

    sennonché, nel leggere l’articolo mi è balzato immediatamente agli occhi il non sense insito proprio nell’affermazione di angiuli sul silenzio e la parola, perché tace, o meglio depista il vero significato del silenzio, sebbene – sono certa – egli abbia inteso dire (suppongo) che l’assenza di parole va visto come un dialogo comunque ininterrotto.
    tuttavia, credo che un tema come quello del silenzio, per me così pregnante, non vada confuso con altri argomenti: il silenzio non è sinonimo di pausa o di mancanza di parole. il silenzio è ben altro, né mi parrebbe eccessivo indicarlo come categoria/dimensione dello spirito, come peraltro affermo nel mio commento.
    spero in ogni caso di essermi espressa con sufficiente chiarezza nella mia osservazione inviata al blog, come spero di riprendere con te il dialogo ‘sul silenzio’. [seguono i saluti].

    Fin qui la mail.

    Vi è una radicale dicotomia tra silenzio e parola, caro Michele. Pur rispettando il tuo punto di vista, torno a ribadire il concetto che “il silenzio nulla ha a che vedere con la parola, semplicemente perché non la conosce, perché è bastante a sé stesso”, da te sbrigativamente liquidato come ‘affermazione tranciante, aggiungendo che personalmente non confondo affatto il silenzio col ‘mutismo’ o con ‘l’assenza di parole’, cosa che dovrebbe essere ascritta semmai a mancanza di considerazione dell’altro e nulla più.
    Concordo con te nel concetto del ‘mentre’, suggestivo di immagini e suoni, ma resto comunque dell’avviso che il silenzio non entra nella parola. Certo il silenzio arriva ad essere “cuore della parola”, ma nel senso che la parola è in grado di interpretarlo attraverso la musica, la preghiera, la poesia (sapessi quante ne ho dedicate e tuttora ne scrivo sul tema del silenzio). Tuttavia non può esserci l’inverso, giacché il silenzio – quando è silenzio -non parla.
    È questa è la ragione per cui non sono d’accordo con il commento di Lino Angiuli, poeta peraltro attento ai contenuti.
    Mi rendo perfettamente conto dell’immensità dell’argomento, come hai ben evidenziato anche tu.
    Infine, mi piace ribadire il concetto di silenzio, da me inteso come categoria/dimensione dello spirito: il silenzio è per me dimensione dello spirito, nel senso che lo avverto profondamente in me quasi come uno spazio che mi consente di andare oltre il vissuto e il visibile. Ciò che è anche radice della solitudine.
    Concludo con una poesia che ben si adatta all’argomento:
    I pioppi d’argento si piegano sull’acqua:
    sanno tutto, ma non lo diranno.
    Il giglio della fonte non grida la sua tristezza.
    Tutto è più degno dell’umanità!

    La scienza del silenzio di fronte al cielo stellato
    l’hanno soltanto il fiore e l’insetto.
    La scienza del canto per il canto l’hanno
    i boschi mormoranti e le acque del mare.
    (I PIOPPI D’ARGENTO, Federico Garcia Lorca)

    A NOI, ‘MISERI MORTALI’, NON RESTA CHE INTERPRETARE ‘LA SCIENZA DEL SILENZIO’, IL SENSO INSITO NEL FIORE E NELL’INSETTO.

    Giuseppina di Leo

  12. “Un silenzio di Lino Angiuli | LeticiaDellerma” ended up being a beneficial blog.

    If merely there was considerably more weblogs like this amazing one
    on the the net. Anyhow, thank you for ur precious time,
    Philip

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